A PROPOSITO DI NUOVE SPECIE MARINE
In diversi punti del nostro pianeta sono state rinvenute nuove specie marine, tra pesci, crostacei, coralli, spugne, stelle marine.
Un gruppo di scienziati americani della Conservation International, scoprì nelle acque del Pacifico ben 52 nuove specie marine, tra queste una specie molto curiosa, uno squalo che “cammina” sulle pinne, un pesce “luminoso”, un gambero che ha una strana somiglianza alla mantide religiosa e diversi tipi di corallo. L’area interessata a queste nuove scoperte è quella del mare attorno alla penisola di Bird’s Head, la punta estrema della Nuova Guinea. Queste nuove scoperte hanno avvalorato l’ipotesi che questa zona è un vero e proprio epicentro della biodiversità marina. In dettaglio, gli scienziati hanno individuato 24 nuove specie di pesce 20 di corallo e 8 di gambero. Il pesce luminoso, un’incredibile creatura, dove il maschio in pratica vive con molte femmine e s’illumina all’improvviso di colori gialli, blu e rosa, insomma un vero e proprio rito sessuale. Altresì una squadra di ricercatori nelle Filippine perlustrando i fondali dell’isola di Panglao nelle Filippine ha potuto rilevare la presenza di migliaia di nuove specie ittiche tra queste una specie di gamberetto, il “Glyphocrangon” e l’astice gigante. Anche a sud dell’Australia sono state scoperte nuove specie marine, difatti scienziati dell’ente australiano di ricerca Csiro esplorando due riserve marine a circa 180 chilometri dalla costa sud della Tasmania, spingendosi fino a 2.000 metri di profondità, hanno potuto scoprire le nuove specie rappresentate da pesci, coralli, molluschi, crostacei, spugne. Altresì hanno potuto rilevare la presenza di massicce catene montuose, vulcani estinti e canyon. Nell’Antartico a seguito della rottura d’alcuni strati di ghiaccio per via del riscaldamento del pianeta. Si sono potute scoprire diciannove nuove specie marine, fra le quali crostacei, anemoni, cirripedi e antipodi mai visti prima. E’ stato proprio il ritiro dei ghiacciai che ha reso possibile la scoperta di quest’ecosistema nascosto che comunque rischia di mettere in pericolo la sua sopravvivenza.
NUOVE SPECIE MARINE NON SI FINISCE MAI DI SCOPRIRE
Pensate che l’Era preistorica sia finita? Bene, vi sbagliate! Nell’oceano Indiano, fra le Comores ed il Madagascar ed in Indonesia vive ancora un pesce creduto estinto, il suo nome è il celacanto. Per la precisione vi sono due tipi di celacanti. La latimeria chalumnae e la latimeria menadoensis. La latimeria chalumnae fu scoperta nel 1938 in Sudafrica, quando Mayore Courtenay Latimer responsabile del Museo East London, individuò il celacanto fra alcuni pesci pescati da un motopeschereccio sul fiume Chalumna. Pensate che si credesse estinto nel cretacico, basandosi sullo studio dei fossili. Esso era considerato l’anello di congiunzione tra i pesci ed i vertebrati terrestri, in quanto dotati di un abbozzo di polmone. E’ un pesce di grosse dimensioni e può arrivare fino a due metri di lunghezza e gli 80 kg. Di peso. La latimeria menadoensis, invece fu scoperta ancora più recentemente, esattamente nel 1997, in Indonesia per opera di due turisti, i coniugi Erdmann, in un mercato nell’isola di Sulawesi. Inizialmente pensavano che fosse una Gombessa, una specie di pesce chiamata dagli abitanti del posto Re del Mare, in realtà si resero conto che era una somiglianza, in quanto il colore non era blu ma marrone. Successivamente ricerche fatte sul DNA, hanno dimostrato la diversità con la latimeria chalumnae, per questo fu chiamata latimeria menadoensis. Le sorprese non finiscono qua! Andiamo nell’oceano australiano dove a 3000 metri di profondità si è aperto un nuovo scenario di vita sottomarina, uno spettacolo per così dire inatteso. L’Organizzazione Commonwealth per la ricerca scientifica, composta da biologi marini australiani e americani, hanno scandagliato i fondali marini davanti alle coste australiane, con l’aiuto di un robot subacqueo telecomandato, di nome Jason, equipaggiato con videocamere ad alta risoluzione, hanno potuto filmare un meraviglioso paesaggio tetro, dove la luce non arriva mai, ma la vita è ugualmente presente. Un immenso tappeto d’anemoni, milioni di piante con singolari puntini di colore lilla e ascidiacei marini, che vanno a caccia di pesci, oltre a ragni marini di grosse dimensioni. Se pensate che gli ascidiacei marini, almeno quelli che noi conosciamo sono microfagi e si nutrono per filtrazione di microrganismi e di particelle trasportate dall’acqua, invece questi scoperti nelle profondità oceaniche australiane vanno a caccia di pesci, pensate quante altre novità sono nascoste nelle profondità nei nostri oceani!
A PROPOSITO DI BALENE
Ricercatori americani hanno scoperto in Pakistan un antenato fossile dei cetacei attuali! Sì, si tratta del “Maiacetus inuus” che viveva 49-37 milioni di anni fa, appunto nell’Eocene, ed era un animale adattato alla vita semiacquatica. La scoperta è avvenuta anche con la collaborazione di scienziati tedeschi e pakistani. All’inizio hanno individuato dei minuscoli denti, successivamente continuando a scavare hanno potuto rilevare la presenza di vertebre ed altre ossa. Infine la testa di un adulto, si trattava di una femmina gravida con il feto. In un lontano passato hanno stabilito gli studiosi, gli antenati delle balene tornavano a terra per partorire, appunto come fanno del resto le foche, che trascorrono gran parte della loro vita in acqua, ma che mettono al mondo i piccoli sulla terraferma. L’antenato fossile battezzato appunto Maiacetus inuus, ha un duplice significato: in quanto il primo nome significa “madre balena”; il secondo deriva dalla divinità romana della fertilità Inuus. Come accennato in precedenza la balena in questione viveva nell’Eocene, ed aveva le caratteristiche di un animale adattato ad una vita semiacquatica. Aveva quattro zampe con piedi trasformati in lunghe pinne per nuotare. Gli arti non erano delle vere e proprie pinne, ma gli permettevano di risalire sulla terraferma, anche se con tutta probabilità non poteva spostarsi più di tanto dalla riva. Il piccolo feto fossile presenta la testa rivolta verso il basso, per la precisione verso il canale del parto, appunto come fanno i mammiferi terrestri prima della nascita. Attualmente i Cetacei nascono nell’acqua; il feto si presenta con la coda rivolta verso il basso, pronta per uscire prima del corpo. Non lontano dallo scheletro della femmina balena sono stati scoperti i resti di un Maiacetus maschio, le cui dimensioni sono leggermente superiori a quelle della femmina, così come lo sono i denti che sono del 20% più grandi. Nei cetacei attuali queste differenze esistono, difatti in alcuni casi sono le femmine ad essere più grandi dei maschi. Quasi 90 sono le specie di cetacei tra balene e delfini che esistono nei nostri mari divisi in due grandi ordini: i Misticeti, come le balene con i fanoni e gli Odontoceti, come i capodogli e le diverse specie di delfini. Con i suoi 32 metri di lunghezza ed il peso di circa 170 tonnellate si attesta la balena azzurra, il più grande dei Cetacei viventi, il suo peso è stato eguagliato a circa 30 elefanti africani d’età avanzata.
CAPODOGLI SPIAGGIATI SULLE COSTE PUGLIESI
E’ recente la notizia dello spiaggiamento di nove capodogli alla Foce di Capo Iale – Laguna di Varano in provincia di Vieste, sull’Adriatico pugliese. Gli animali misuravano tra i 10 e 12metri, dal peso intorno alle 15 tonnellate ciascuno. Erano rimasti bloccati sui fondali a circa 20 metri dalla costa, con avverse condizioni atmosferiche e mare agitato. Due di loro sono riusciti a riprendere il largo, per gli altri non è stato possibile, di conseguenza sono morti. Da una prima analisi gli esemplari spiaggiati non sembravano essere malati. Ovviamente per capire le cause dello spiaggiamento non è semplice, se non saranno concluse le operazioni di campionamento dei reperti, prelevati dai tecnici dell’Università di Padova intervenuti sul posto, che lavorano all’interno del progetto della Banca Tessuti dei Mammiferi Marini. In ogni caso un evento del genere, come d’altronde tutti gli altri accaduti in altre parti del mondo, sono molto gravi, perché contribuiscono a impoverire la biodiversità del mare già pesantemente minacciata. Le ipotesi, avanzate da molti studiosi ed Associazioni Ambientaliste, sono da attribuire al 90% a responsabilità umane. In particolare sono chiamati in causa i sonar delle imbarcazioni, che disorientano gli animali facendoli perdere la rotta. Altre ipotesi sono da attribuire con tutta probabilità alla morte del capo branco, che avrebbe disorientato l’intero gruppo.
IL FENOMENO DELLE MEDUSE GIGANTI
Le meduse, costituiscono un cibo prelibato per i pesci ma quando raggiungono determinate dimensioni, rappresentano un danno per la fauna in quanto si nutrono di zooplancton, uova e larve di pesce. Il fenomeno delle meduse giganti sta interessando molti mari; ricerche effettuate da scienziati di diverse Università, asseriscono che le grosse meduse stanno aumentando nel Mediterraneo, nei mari del sud est asiatico, nel Mar Nero, nel Golfo del Messico e nel Mare del Nord. I mari del Giappone attualmente sono interessati da questo fenomeno alquanto raccapricciante, tanto da aver rovesciato un peschereccio di 10 tonnellate, dal peso di centinaia di individui di meduse nomura, che erano stati catturati nelle loro reti. Insomma autentici giganti che possono misurare fino a due metri e superare i 200 Kg. di peso. L’aumento della temperatura oceanica, una condizione che risulta essere molto favorevole per il nomura, ha portato dai mari della Cina enormi ondate di esse fino alle acque giapponesi che si vedono letteralmente invase dalla specie. Secondo il parere di molti studiosi per contrastare il fenomeno bisogna proteggere le sardine e i piccoli pesci pelagici. Ad esempio a largo di Namibia, l’intensa pesca ha decimato le colonie di sardine e le meduse le hanno rimpiazzate come specie dominante.
